Ennesima conferma che l’Italia è un Paese che viaggia su due binari differenti per quanto riguarda il mondo del lavoro, da un lato ci sono le donne, palesemente svantaggiate per quantità e qualità dei contratti nonché per stipendi più bassi anche di 20 punti percentuali, e dall’altro ci sono gli uomini, che occupano ruoli apicali, guadagnano di più e hanno anche pensioni di maggiore entità.
A fotografare la situazione italiana è il Rendiconto di Genere presentato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps. Dal report si evince che sono ancora rilevanti le condizioni di “svantaggio delle donne nel nostro Paese, nell’ambito lavorativo, familiare e sociale“, a cominciare dal gap retributivo di genere che è valutato come “un aspetto critico“. Vediamo i dati nel dettaglio.
L’occupazione femminile in Italia è bassa, come gli stipendi
In sintesi, nel 2023, il tasso di occupazione femminile in Italia è stato più basso di quasi 18 punti percentuali (17,9%) attestandosi al 52,5%, rispetto al 70,4% degli uomini,”un divario di genere significativo” anche alla luce del fatto che le assunzioni femminili sono state il 42,3% del totale e che le donne hanno incassato stipendi inferiori di oltre il 20% rispetto agli uomini.
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L’Inps considera “un aspetto critico” il gap retributivo di genere, dai dati emerge che le donne percepiscono stipendi più bassi in media di oltre il 20% rispetto agli uomini. In particolare, fra i principali settori economici, la differenza è pari al 32,1% nelle attività finanziarie, assicurative e servizi alle imprese, al 23,7% nel commercio, al 20% nelle attività manifatturiere e al 16,3% nei servizi di alloggio e ristorazione.
Alta è la precarietà per le lavoratrici
Anche l’instabilità occupazionale coinvolge soprattutto le donne, in quanto solo il 18% delle assunzioni sono a tempo indeterminato a fronte del 22,6% degli uomini. Le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 64,4% del totale e anche il part time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 15,6% degli occupati, rispetto al 5,1% dei maschi.
Più donne in pensione ma gli assegni sono più bassi
Se a livello di numeri le donne pensionate sono di più (7,9 milioni le pensionate rispetto ai 7,3 milioni di uomini pensionati) ma percepiscono comunque stipendi inferiori. Solo il 27% fra i le dipendenti private e il 25,5% fra le autonome riescono a ottenere la pensione di anzianità/anticipata a causa delle difficoltà delle donne a raggiungere gli alti requisiti contributivi previsti, a causa della discontinuità che caratterizza il loro percorso lavorativo.
Infine, nel settore del lavoro dipendente privato, gli importi medi delle pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità per le donne sono rispettivamente del 25,5% e del 32% più bassi rispetto a quelli degli uomini, mentre nel caso delle pensioni di vecchiaia il gap arriva addirittura al 44,1%. Solo pochi giorni fa riportavamo il report dell’ISTAT sulle differenze di stipendi tra uomini e donne, a conferma dei rilevamenti Inps.